** Sensibilizzazione sul disagio giovanile

 (pagine 89 –133 della pubblicazione ‘10 anni di vita’)

La lotta all’emarginazione e la promozione dell’inclusione sociale dei sofferenti psichici nella comunità è stato il principio fondante dell’associazione Oltre l’Orizzonte.

 I dati della Regione Toscana rilevano che circa il 30% della popolazione –50% delle famiglie –è affetta da una qualche forma di malattia mentale. Tuttavia,se ne parla ancora poco e come di qualcosa di eccezionale,che riguarda “altri”. Anche molti sofferenti psichici e le loro famiglie tendono a nascondere i disturbi. Lo stigma,il marchio che bolla i sofferenti psichici e che li emargina socialmente,è principalmente dovuto all’ignoranza e alla disinformazione.

 Si teme che i malati psichici siano pericolosi,mentre le statistiche nazionali e mondiali dimostrano che coloro che commettono crimini sono veramente pochi. Si crede che il malato psichico non possa guarire e di nuovo le statistiche dimostrano che si può guarire anche dalle malattie più gravi come la schizofrenia e che comunque si  può migliorare la qualità della vita di tutti attraverso programmi riabilitativi che si basino sull’integrazione sociale. Il sofferente psichico è prima di tutto una persona che ha aspirazioni,emozioni e abilità da sviluppare,come tutti gli altri esseri umani.

 Come cittadino ha gli stessi diritti degli altri:che la sua malattia sia curata e che,se ne ha bisogno,sia accompagnato in un percorso riabilitativo che non può prescindere dall’inclusione sociale.

 2000 –2004 Sensibilizzazione nelle scuole

 Fin dai nostri primi passi abbiamo ideato iniziative di sensibilizzazione e di promozione della salute mentale. Ci siamo rivolti soprattutto ai giovani delle scuole,cercando anche di fare opera di prevenzione del loro disagio.

 2000

 Da “Conoscere il volontariato”inserito nel Progetto Gong dell’Assessorato alla Pubblica Istruzione per l’anno scolastico 1999-2000 era sbocciato il Progetto Diversità e disagio psichico

realizzato con l’ Istituto d’Arte Policarpo Petrocchi,la Scuola Media Nannini di Quarrata e l’Istituto Tecnico Capitini di Agliana. (Vedi anche il capitolo “Gli inizi”di Dieci anni di vita)

 Il progetto andò al di là di ogni nostra aspettativa perché non si trattò di qualche incontro sporadico ma di un lavoro curricolare scelto dalla scuola per sviluppare un percorso educativo per i propri studenti nell’arco di tutto l’anno :“…che educatori,coadiuvati da esperti,intendono sviluppare per trovare degli strumenti, che permettano ai giovani di esprimersi positivamente e anche di costruirsi come protagonisti- e non come patetici “eroi del nulla”- un loro futuro in una società in costante trasformazione. Il mezzo artistico può allora diventare per loro uno strumento indispensabile per esprimere le loro pulsioni,le loro ansie,i loro vissuti dolorosi,spesso più rimossi che interpretati e rielaborati,nella difficile e complessa costruzione dell’identità.

Possono così esprimere e razionalizzare le minacce di annichilimento,le angosce persecutorie, il senso di vuoto e di abbandono,che spesso popolano le loro fantasie costringendoli a diventare incomunicanti ed afasici col mondo degli adulti.

 Questo progetto,perciò,deve inverarsi come dialogo adulti-giovani,giovani-città,nella ricerca di superare un disagio spesso evocato con la solita retorica,ma raramente affrontato

 nella sua natura più profonda,che mette in gioco convenzioni e rapporti considerati definitivi.”

 Problematiche e suggestioni tematiche

 •Il vissuto dell’infanzia:tra ricordi e angosce

La paura della diversità

Il confronto con gli altri

Il senso dell’autostima sempre in discussione

•Il timore di “non essere all’altezza”

La non accettazione del corpo

La negazione del desiderio come punizione di sé

Il divieto sentito come castrazione del desiderio

L’espressività come espressione dell’io più profondo

La famiglia come fonte di angosce

La famiglia come rifugio alle proprie insicurezze

•Il difficile superamento del complesso edipico

L’omologazione che soffoca la personalità

 Fi nalità:

  • Valorizzare la diversità evidenziandone la creatività e l’espressività

  • Sensibilizzare il mondo della scuola e la popolazione in generale al problema dell’emarginazione,in particolare quella dovuta al disagio mentale e alla sua incidenza nel periodo adolescenziale 

  • Far emergere il disagio giovanile in una situazione protetta,che offra risposte e percorsi di sostegno 

  • Aggredire il senso di solitudine e di inadeguatezza

  • Offrire ai giovani occasioni per avvicinarsi al mondo del volontariato

Fasi del lavoro delle classi

 1. La conoscenza

A Testi (narrativi,poetici,biografici,iconici)

B Film tematici

C Conferenze di esperti (aspetti psichici ed artistici)

2. Esperienze

A Teatro (“Equus”)

B Proiezione di film in un cinema cittadino e in videocassette

 3.Protagonismo degli studenti

 A Scrittura creativa

 B Progettazione e realizzazione di manufatti

 C Realizzazione di una mostra

 I temi proposti dai docenti erano gli stessi che a noi stavano a cuore e gli studenti li affrontarono con entusiasmo perchè li sentivano propri. I continui stimoli didattici, curricolari ed extracurricolari,la visione dello spettacolo Equus,i film,gli incontri con noi e con gli esperti,fra cui il famoso psichiatra Vittorino Andreoli,li portarono ad esplorare la propria psiche e a lavorare con entusiasmo e profondità.

 Nella sede staccata di Quarrata dell’Istituto d’Arte c’era un progetto di collaborazione artistica con la scuola media,e l’insegnante di educazione artistica,il prof. Salvi, impostò il lavoro sullo studio di alcuni artisti,come Van Gogh e Ligabue,facendo fare agli studenti una rivisitazione delle opere,rivissute attraverso il loro sentire. Nella sede di Quarrata allestimmo una piccola mostra che ci incantò,ma la grossa emozione avvenne alla fine dell’anno nella grande mostra allestita presso l’Istituto d’Arte.

 Classi intere avevano elaborato,nelle varie forme artistiche,opere che rappresentavano il disagio psichico o che rappresentavano proposte per aggredire il senso di solitudine e inadeguatezza. Il grande risultato fu la valorizzazione della diversità attraverso la creatività e l’espressività.

 Grazie all’impegno dei prof.Elena Melani,Lina Ercolini e Andrea Cappelli al progetto parteciparono, secondo la loro specificità professionale,anche gli studenti di una classe dell’Istituto Tecnico Commerciale Capitini di Agliana, che crearono il sito web dell’associazione.

 Quell’esperienza fu irripetibile:

 avevamo “sensibilizzato”,portandoli a lavorare con noi per un anno,centinaia di studenti entusiasti e sempre più informati,consapevoli e accoglienti verso la “diversità”che noi rappresentavamo.

 Negli anni successivi abbiamo tenuto i contatti con ambedue le scuole e abbiamo trovato riconfermata la sensibilità e l’accoglienza,grazie al preside e ai professori che erano attenti anche alla crescita personale e all’impegno civico dei giovani a loro affidati.

 2002-2003 Crescere Bene – Per la prevenzione del disagio giovanile

 Per una vera quanto rara sinergia fra associazione Oltre l’Orizzonte,comune,ASL e Provveditorato agli Studi il progetto fu attivato nelle scuole secondarie pistoiesi con  grande successo per alcuni anni. Nel primo dei quattro incontri una psicologa guidava la discussione per individuare un argomento di interesse esistenziale in quel gruppo,il quale veniva utilizzato come spunto negli incontri successivi in cui veniva creata una situazione messa in scena dagli alunni stessi.

 Di fondamentale importanza era il fatto che del Gruppo Tecnico Didattico facevano parte anche due utenti del dipartimento di salute mentale,soci della neonata cooperativa B Città Aperta da anni formati nel campo della comunicazione teatrale.

 Queste persone portavano la propria esperienza di disagio all’interno del gruppo,proponendosi però attraverso modalità di relazione e comunicazione che tendevano a mettere in risalto la persona nella sua globalità e non solo la sua parte sofferente. In più,gli studenti li trattavano come esperti. Questo aspetto risultò un esempio genuino di lotta allo stigma perché trasformò l’emarginazione del sofferente psichico in stima ed empatia..

 La ripresa video della “rappresentazione”dava spunto per la discussione nell’incontro finale,coordinato nuovamente dalla psicologa. L’efficacia del progetto risultava non solo nel miglioramento del clima in classe -come sostennero tutti gli insegnanti nella valutazione finale dell’esperienza- ma anche dal fatto che,indirettamente, venivano individuati i giovani con maggiori fragilità emotiva. Nella discussione collettiva veniva menzionata la possibilità di rivolgersi al Centro per gli adolescenti gestito dall’ASL,dove avrebbero potuto tutti trovare ascolto. Tutte le fasi del progetto furono documentate in itinere e ogni anno l’Unità Funzionale di Psicologia dell’ASL attuò la valutazione del progetto.

Crescere Bene ebbe un grande successo fra studenti e insegnanti,ma finì nel giro di qualche anno non perché fosse stata fatta una valutazione negativa del merito ma perché furono tagliati gli investimenti nel campo della prevenzione da parte dell’USL e il comune non ritenne possibile finanziarlo da solo.

 Alla fine del primo anno,l’associazione Oltre l’Orizzonte volle fare una festa conclusiva nel giardino di San Pierino,invitando tutti i partecipanti.

 Gli studenti furono coinvolti in attività artistiche con gli esperti che lavoravano anche al diurno psichiatrico:dipinsero insieme un grande murales,improvvisarono brani musicali con il

 musicoterapeuta e testi che misero in scena sotto la guida del regista.

 Intervenne anche il prof. Edoardo Salvi con il suo “teatro dell’immobile”fatto di meravigliosi personaggi costruiti con scarti di imballaggi di cartone. Il suo messaggio fu memorabile:“Anche a voi a volte potrà sembrare che la vita sia un niente,uno scarto, ma è valorizzando tutte le vostre risorse che potrete costruire qualcosa di unico,un’opera d’arte”.

 La commozione fu grande quando,passando davanti allo stand del laboratorio artigianale delle bambole la dirigente dell’assessorato alla Pubblica Istruzione del comune,Sonia Iozzelli –che aveva sostenuto il progetto con passione –seppe che l’unica bambola rimasta era la “nera”Clara:l’acquistò per l’assessorato,ribattezzandola Irene,a simbolo di pace e di inclusione sociale.

2004 –2007 Dal sé all’altro

 Il progetto fu inserito all’interno del contenitore GONG dell’Assessorato alla Formazione e all’Educazione del comune di Pistoia come proposta per contribuire alla lotta al pregiudizio nei confronti del diverso. Il percorso partiva dal riconoscimento e dalla valorizzazione della propria diversità-unicità,passando ad attività interattive per apprezzare quella dei compagni di classe per poi gettare lo sguardo sui tanti “diversi”

 - stranieri,handicappati,anziani,persone “strane”. Per questo motivo nel depliant che distribuivamo volemmo mettere la citazione tratta dal romanzo di Paulo Coelho, Veronica decide di morire:  - E’ grave essere diversi? -.- E’ grave sforzarsi di essere uguali:provoca nevrosi,psicosi,paranoie. E’ grave voler essere uguali perché questo significa forzare la natura,significa andare contro le leggi di Dio,che in tutti i boschi e le foreste del mondo non ha creato una sola foglia identica a un’altra.

 L’ultimo dei quattro incontri era dedicato al disagio psichico con la testimonianza di persona affetta da disturbi psichiatrici,disponibile a parlare di sé. Durante questi incontri i giovani si animavano:trovavano sintonia con il proprio disagio,le proprie paure e le proprie incertezze e avrebbero continuato a parlare per ore,senza più barriere.

 L’anima del progetto fu Giulia Brandi,che ci ha lasciato nel 2008,e che riusciva a toccare le corde della sensibilità dei giovani e ad entrare in sintonia con loro,gettando un ponte verso “l’altro”. Una poesia che Giulia utilizzava nel suo lavoro di apertura verso il diverso e che commuoveva i giovani era un’invocazione degli Indiani d’America:

 Grande spirito

 Preservami

 Dal giudicare un uomo

 Non prima di aver percorso un miglio

 Nei suoi mocassini.

 Ecco come Giulia descrisse il progetto e come visse l’esperienza:

 L’attività proposta agli studenti delle superiori ha la finalità di sensibilizzare i giovani verso l’accettazione del “diverso”inteso nelle varie accezioni tipiche degli stereotipi sociali. Un percorso didattico sulle tematiche riguardanti la diversità,dunque contro lo STEREOTIPO,il PREGIUDIZIO,lo STIGMA,la DISCRIMINAZIONE, è in sostanza un viaggio verso il rapporto che abbiamo con chi sentiamo diverso da noi. Per arrivare però all’analisi ed alla presa di coscienza della diversità dell’altro che è come me,per cui va accettato nella stessa misura in cui accettiamo le nostre differenze rispetto agli altri,è importante puntare i riflettori non tanto sull’identità reale dell’altro,con il suo vissuto e la sua storia,ma sentire e comprendere i nostri atteggiamenti, le nostre reazioni,i processi mentali che scattano nell’incontro con il “diverso”.

 Il punto di partenza per aprire le attività è sempre un percorso di tipo esperienziale:

 attraverso giochi,racconti,esercizi individuali e di gruppo,si metteranno a confronto sensazioni,emozioni e riflessione- momento essenziale per arrivare alla consapevolezza di sé rispetto agli altri e alla “normale”relazione con gli altri.

 Importante,soprattutto nelle prime classi,è organizzare itinerari mirati e brevi che riescano a stimolare sensazioni ed emozioni profonde. In una scheda iniziale in cui si chiede di:

 1. aggettivare il proprio modo di essere per qualificarsi

 2. identificare il proprio stato d’animo al momento della risposta alla richiesta  del test

 3. fornire due esempi di situazioni di disagio e due di stato di benessere/agio

 Il lavoro di analisi delle risposte è collettivo e mira a sottolineare le somiglianze e differenze emozionali ed esperienziali. I momenti di disagio saranno letti e se ne sceglierà uno,significativo per essere drammatizzato e poi cambiato per trasformare l’esperienza da negativa a positiva.

 Il lavoro continua con la classe soffermandosi sul “noi”:

 IO CI SONO:scoprire l’identità  fisica attraverso il respiro,il battito del cuore,l’aderenza alla terra.

 IO CHI SONO:riconoscere l’altra identità più interiore e nascosta, attraverso giochi in cui ognuno si presenta con una sua caratteristica, con una sua paura e una gioia,con un autoritratto che fissi alcune caratteristiche usando anche un testo chiarificatore… filastrocca,poesia,favola (c’era una volta un ragazzo che…),chi sono con me,chi sono con gli altri.

 IO CHE COSA VOGLIO:richiesta della propria scala di valori e riflessione sui risultati.

 IO DI CHE COSA HO BISOGNO:consapevolezza delle carenze,dei vuoti,dei limiti posti da sé stessi e dagli altri,con una semplice richiesta …avrei bisogno di…

Seguono la verifica collettiva e la discussione.

 Affrontata un minimo di introspezione e di identificazione personale,se nella classe si è creato un clima di complicità e rispondenza,si può passare all’identificazione da parte degli altri:

Come mi vedi? I miei difetti? Cosa ti piace di me? Con quale animale mi identificheresti? Ogni ragazzo sceglie il compagno a cui fare le domande.

Si può proseguire cercando di far conoscere meglio fra loro i ragazzi:domande per avvicinare chi ci sembra distante da noi:

Sono curioso di sapere…cosa ti piace…Quale hobby hai… dove vorresti essere se non fossi a scuola… sei contento di essere in questa classe?

 Per entrare nel vivo del problema si può ragionare sulla diversità avvertita,propria e degli altri,raccogliere similitudini e differenze per stendere un elenco di cose che ci accomunano e non:classificare la diversità,capire chi avverto come diverso,partendo da un elenco di alcuni stereotipi:

 Tutti i siciliani sono gelosi 

I negri sono tutti sporchi

Tutti i cinesi hanno la stessa faccia

Tutti i matti sono pericolosi

Si può scatenare un dibattito e alla fine far notare il difetto delle frasi citate:la tendenza alla generalizzazione tutti che crea categorizzazioni troppo vaste e non permette la conoscenza,bloccando e impedendo di avvicinare veramente le persone che sono inserite nelle categorie.

 Si può validare la discussione aperta col gioco degli schieramenti:disporre in una fila chi è d’accordo e sull’altra chi non è d’accordo. Quando tutti hanno assunto la posizione fisica corrispondente alla loro convinzione,si fa motivare la scelta rispetto a ciascuna frase. Si può cambiare opinione grazie agli interventi dei contrari;si motiva il cambiamento e si cambia fila. Si può proseguire sullo stesso elenco sottolineando l’utilizzo improprio di alcuni termini,riflettendo sull’uso degli stessi matti/negri… Letture interessanti sono state tratte da “Le meraviglie del possibile”,“Antologia della Fantascienza”,e “Gli altri siamo noi”.

 Nelle classi dei ragazzi più grandi,pur non trascurando le attività che portano alla consapevolezza di sé,all’accettazione di sé e degli altri,si è affrontato il percorso in modo più organico e completo,partendo,ad esempio,dalla tendenza a costruire stereotipi e generalizzazioni. Si può lavorare sul tema del pregiudizio e sulla discriminazione, sul capro espiatorio,sulle conseguenze legate al pregiudizio.

 La mente si muove sulla divisione delle cose in raccoglitori,in categorie,tralasciando le differenze che rivelano e che si possono rilevare con gli studenti spingendo la classificazione sugli esseri umani.

 L’impiego delle tecniche interattive può diventare pericoloso se non si è attenti alle dinamiche del gruppo:cogliere interessi,disagi,momenti di disattenzione o calo di partecipazione.

 In questo caso bisogna sollecitare la partecipazione e stimolare la curiosità.

 Inizialmente,ogni ciclo di incontri viene dedicato al gruppo classe e alle sue caratteristiche poiché il soggetto privilegiato delle attività è l’insieme dei ragazzi e di conseguenza ciascuno di loro,per cui si può cominciare presentando giochi che diano spazio all’individualità:

 il termometro dello stato d’animo scritto su foglietti che verranno attaccati in verticale e letti;il cerchio magico in cui getterà ciò che non piace del proprio carattere;la scelta di uno pseudonimo;la rivelazione di oggetti che determinano dipendenza;preparazione di un pannello su cui affiggere messaggi in positivo o in negativo per se stessi o per altri.

 Si devono aiutare i giovani a superare imbarazzi,disagi e vergogna e si deve sperare che siano educati all’ascolto,alla riflessione e alla comunicazione.

 Ecco alcuni scritti degli studenti:

 - La diversità è qualcosa di così bello,intenso e talvolta è proprio questa differenza  tra di noi che ci rende tristi,perché isolati da tutti,da tutto… Ma la diversità non è l’essere di ognuno di noi?

 - Non mi sento a mio agio! Non so quando mi sono sentito a mio agio,forse mai. Quando sono felice mi sembra di stare troppo bene;quando sto male vorrei farla finita, forse sarebbe meglio farsi meno “seghe mentali”

 - Nella depressione,sento che nel mio ritmo s’incalza la tristezza e l’imbarazzo giusto per vivere un momento di disagio. Sono stanco di essere malinconico,ed avere paura di vivere in solitudine,emarginato da una società che più non mi appartiene. Vivere con la rabbia stagnante nel mio IO,perseguitato e distrutto dai giudizi altrui. Infastidito dall’insicurezza che mi pervade,e alienato da questo mondo che ormai mi porta alla sublime disperazione.

 - Voglio andare via 

- Sono stufa di essere qui. Voglio andare via (da questo paese) e lasciarmi vivere in pace e libertà nell’isola che non c’è.

 - Ho tanta voglia di andare via,non so dove. In un posto dove non mi conosce nessuno 

- Non ho voglia di pensare

- Perché spesso agisco senza pensare?

- Voglio scappare!

- Amare è vivere

- La vita è una cosa preziosa:difendiamola!

Riflessioni personali di Giulia Brandi

E’ stata un’opportunità ed una occasione di grande intensità che mi ha fatto incontrare i nuovi giovani e le loro problematiche ed intrecciare con essi relazioni e contatti da cui sempre sono uscita arricchita. La mia posizione di esperto esterno mi ha permesso di avvicinare in modo interattivo il gruppo classe e di favorire in tempi brevi la conoscenza fra i membri. Gli esercizi e i giochi hanno comportato l’utilizzo di molteplici linguaggi che i ragazzi hanno usato con interesse ed hanno sollecitato fantasia,creatività, movimento fisico,mettendo in gioco emozioni e reazioni,incontri e scontri,rabbia e aggressività.

 Ho raccolto confidenze,delusioni,paure,gioie,esperienze,disagi attraverso una totale libertà,una assenza di giudizi e valutazioni,condividendo con gli altri coetanei gli stessi sentimenti e le stesse emozioni. Un mondo di ricchezze e di potenzialità a cui nessuno attinge,un universo di idee ed ideali di cui nessuno tiene conto,cumuli di ansie e di stanchezza,di desideri repressi,di paure della vita e di ciò che non si può prevedere, di ricerca della felicità e del benessere,di bisogno d’amore,di considerazione,di uscire dalle aspettative dei genitori,di essere diversi perché non ci si piace,di scappare da se stessi,dalla propria complessità e dall’insicurezza,della voglia di diventare adulto prima ancora di essere adolescente. Ho compreso il crescente bisogno degli adolescenti di conoscere il proprio io,di confrontare i propri vissuti con quelli dei coetanei e di essere ascoltati. Quante richieste,quante domande e quante impossibili risposte in questi incontri!

 Questa esperienza ci fece capire quanto gli adolescenti abbiano bisogno di un lavoro simile per irrobustire la propria personalità e costruirsi un’identità anche orientata all’accettazione e alla valorizzazione dell’altro:la riflessione amara è che nessuno investe in modo significativo sulla prevenzione del disagio giovanile mentre questo sta aumentando in modo esponenziale. Certo,fortunatamente la maggioranza ce la fa,ma i più fragili- i meno sorretti- vanno ad ingrossare le fila dei malati cronici.

 Dal sé all’altro ci sembrò un progetto significativo anche per il contributo etico che apportava e per il fatto che questo modello sarebbe stato utilizzabile per sensibilizzare i giovani verso qualsiasi fragilità:gli anziani,l’handicap,gli extra-comunitari.

 Tuttavia,anche questa esperienza finì perché rientrava in un progetto più ampio dell’Assessorato alla Formazione del comune di Pistoia,soppresso per mancanza di fondi.

 2005-2007 No al Pregiudizio

 Campagna di sensibilizzazione per la riduzione del pregiudizio e dello stigma nei confronti dei sofferenti psichici.  

L’associazione Oltre l’Orizzonte ha attuato piccoli programmi per la lotta allo stigma fin dalla sua nascita nel 1999,quindi maturammo questo progetto perché ci eravamo resi conto che per ottenere dei risultati tangibili bisogna puntare ad un cambiamento culturale nell’atteggiamento della comunità:le azioni devono essere capillari e spaziare in diverse direzioni,specialmente nei punti di aggregazione.

 Lo scopo del progetto No al pregiudizio era quello di contribuire all’eliminazione dei pregiudizi nei confronti dei malati psichici e di ridurre l’emarginazione che ne consegue,facendo opera di prevenzione allo stesso tempo perché,come scoprimmo nel corso di questo progetto,il disagio giovanile è in preoccupante aumento anche in Toscana. Cercammo una forte collaborazione fra i vari enti su un bisogno condiviso, presupposto indispensabile alla pratica della programmazione integrata e sinergica, tanto più che fenomeno rilevante a Pistoia era la mancanza di pratica dell’integrazione nell’organizzazione dei servizi da parte degli enti preposti ad erogarli,specialmente per quanto riguarda l’inclusione sociale,essenziale per migliorare la qualità della vita dei sofferenti psichici e dei loro familiari.

 Il finanziamento CESVOT

 Pur avendo l’idea di questo progetto da sempre,l’associazione non avrebbe potuto attivarlo con le sole proprie forze. La vincita del concorso regionale Percorsi d’Innovazione indetto dal Cesvot e il significativo contributo conseguente ci permise di dedicare molte risorse alla pubblicizzazione e alla produzione di materiale informativo per le iniziative pubbliche. Potemmo sostenere l’Istituto d’Arte per l’attività curricolare e l’attività di teatro esperienziale dedicati alla riduzione del disagio giovanile e dello stigma. Potemmo usufruire di una collaboratrice per ricercare via Internet le buone pratiche sul territorio nazionale e per conoscere e attivare le realtà territoriali.

 Tutto ciò attivò altre risorse perché alcuni dei soggetti che incontrammo nel nostro percorso arricchirono il nostro progetto dedicandoci gratuitamente il loro saper fare.

 Grazie anche a queste risorse aggiuntive riuscimmo a documentare le azioni del progetto con tre piccole pubblicazioni:No al pregiudizio,Le arti-terapie come strumento per la riabilitazione e l’integrazione sociale e Stigma e salute mentale.

Si trattò di un progetto integrato molto vasto,realizzato grazie alla collaborazione con scuole,associazioni ed enti pubblici (Cesvot,ASL,Comune e Provincia di Pistoia).