Un compleanno senza candeline ma con tante parole ed emozioni “Radici per ritrovare e riscoprire talenti e risorse”

Un compleanno senza candeline ma con tante parole ed emozioni

“Radici per ritrovare e riscoprire talenti e risorse”

E certo le emozioni non sono mancate in questo convegno organizzato da Oltre l’Orizzonte,Associazione per la promozione del benessere psichico. Un appuntamento importante anche per tutto il mondo del disagio mentale troppo spesso dimenticato e sempre meno tutelato. Un incontro che si è aperto con una sorpresa iniziale:i “Ragazzi del Venerdì “un po’ emozionati ma sorprendentemente determinati  hanno regalato ai presenti brevi parole sul sentirsi Radici,specchio del loro pensare oltre che del loro essere.

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Per me sentirsi radici vuol dire far parte di uno schema,di un insieme,vuol dire condividere parte di se stessi con altre persone.

(Simone M.)

Mi sento come un albero che non mette radici sotto terra,non ho mai trovato una casa che mi piace. (Tommaso.)

Per me le RADICI sono come un gesto che ti attende da tutta la vita. (Roberto)

 

Le radici sono il mio cervello all’ingiù,infatti la pianta è così. Il suo apparato mi fa pensare a quanto la natura è forte perché esse,

le radici,sono dentro la terra e la terra è come una madre che le tiene in giù. (Simone B.)

Con il progetto radici ho capito l’importanza di credere in me stessa e di scavare nel profondo delle mie emozioni positive. (Rita)

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Un grande applauso ha enfatizzato l’emozione,poi trasformatasi in attenzione quando Anna Maria Celesti Assessore alle politiche di inclusione sociale nonché Presidente della Società della salute pistoiese,ha preso la parola. Il suo è stato un intervento istituzionale a cui ha voluto intrecciare note personali molto toccanti. Essa ha apprezzato il lavoro fin qui fatto dalla Associazione che negli anni,peraltro,ha sempre seguito e approvato. Molte cose sono cambiate nel tempo,ha detto,ma purtroppo molte altre sono ancora carenti o assenti. Per questo si impegna,nei limiti dei suoi poteri,a facilitare e risolvere quei percorsi che ancora si presentano irti e ingarbugliati. Anche Maurizio Miceli,da pochi mesi alla guida del UFC,salute mentale adulti di Pistoia,intervenuto subito dopo,fra altre cose,ha sottolineato,che anche il progetto Radici presenta elementi di grande rilievo e contiene diversi “ingredienti” che nel tempo hanno caratterizzato i movimenti più avanzati della psichiatria sociale del nostro paese.  Fra questi la scrittura creativa,  l’autobiografia,le esperienze di auto-aiuto.

I lavori sono proseguiti con un saluto di Luca Iozzelli,Presidente della Fondazione Caript che ha voluto ribadire il supporto sempre più ampio che la Fondazione sta riservando alle Associazioni che operano nel sociale.

Kira Pellegrini,presidente della Associazione,  ha ripercorso,con voce commossa,  le numerose  tappe  che hanno contraddistinto l’attività della Associazione nata nel 1999,per volere di un piccolo gruppo di genitori di sofferenti psichici stanchi di sentirsi isolati e impotenti ,che da subito decisero di seguire la via dell’inclusione sociale. Ricorda che negli anni,  molti sono stati i progetti  realizzati alcuni anche di grosso impegno  finanziario grazie ad enti ed istituzioni. Molti di  quei progetti sono diventati libri ed oggi testimoniano  cosa è stato fatto ma anche solo ardentemente auspicato. Venti anni possono essere tanti,ma arrivati a questo punto ci sembrano pochi,ha detto Kira Pellegrini,  visto che tante cose non si sono realizzate e,anzi navigano ancora nelle incertezze,  nella mancanza di collaborazioni.

Dopo il breve intervento di  Daniele Mannelli,   direttore della Società  della salute,che ha ribadito la sua piena disponibilità per rapporti sempre più coordinati,la parola è passata a Giuseppe Tibaldi psichiatra,direttore del dipartimento di salute mentale di Modena e trainer del “Dialogo aperto”.

Il “dialogo aperto” è un sistema di trattamento sviluppato in Finlandia,e le pratiche dialogiche,ha detto Tibaldi,nascono proprio dal dialogo aperto come approccio per aiutare le persone e i loro familiari a sentirsi ascoltate,rispettate e valorizzate.

E qui porta l’esempio di Veronica una sua paziente il cui percorso di cura ha visto l’unificazione fra  professionisti e rete sociale. Il suo intervento supportato da molte diapositive( che  ha sollecitato anche molte domande), ha evidenziato i sette principi base del dialogo aperto:

1.Aiuto immediato;2.  prospettiva di rete sociale;3. Flessibilità e mobilità;4. responsabilità;5 continuità psicologica;6. Tolleranza dell’incertezza,7. Dialogo e polifonia.

 

“Intorno ad un tavolo ormai abituato a noi,le parole girano e lo attraversano. Vengono da tempi e spazi diversi,in comune hanno la fragilità. Sono loro,le parole,le compagne di questo viaggio che insieme stiamo facendo da anni,parole dette o scritte:semplici,sincere,profonde… Con queste parole Rita Gualtierotti ,formata alla libera Università dell’autobiografia di Anghiari,inizia il suo intervento raccontando le varie tappe del percorso  Radici. Con la scrittura autobiografica,dice, i ragazzi,sotto le mie sollecitazioni,si sono raccontati scrivendo di sentimenti,di incontri,di persone,di progetti,di paure,di risorse. Tutto questo è avvenuto dopo l’incontro con alcuni scrittori locali che hanno risposto al nostro invito raccontandoci  con semplicità e profondità i loro testi,le loro storie. Attraverso cui i ragazzi si sono letti ed hanno narrato un

”anche io” che aveva tante affinità con quello degli scrittori. Una bellissima esperienza,continua Rita,che   spero,ma già ne sono convinta,possa avere aiutato i Ragazzi a trovare in sé la dignità della propria vita,comunque e malgrado tutto,unica ed irripetibile. Un progetto quello di Radici,  che di sicuro,potrebbe essere adottato anche in molti percorsi scolastici.

Se per Rita le parole sono state dette e scritte,per Silvana Agostini autrice del libro,Radici. Un percorso condiviso per ritrovare e RI-scoprire talenti e risorse,oltre che scritte sono state  “visualizzate” in un Video.  Di sicuro l’altra sorpresa della serata.

Questo libro ma anche il video,dice l’autrice,sono un  dono che mi è piaciuto fare alla Associazione Oltre l’Orizzonte per i suoi 20 anni di attività. Ma soprattutto ai “Ragazzi del Venerdì” i cui ”destini”,un giorno di aprile del 2018,si sono intrecciati con il mio. Da quel giorno sono sempre stata presente alle loro attività,

fotografandole e annotandole,  quasi un diario,utilizzato poi  per costruire il libro. Esso,insieme al video,  ha richiesto moltissimo tempo ma anche impegno “professionale” in quanto c’era da ricomporre e soprattutto legare in un unico puzzle i tanti moduli in cui si suddivideva il progetto. Spero di aver saputo rendere in pieno il sentire  dei Ragazzi a cui ho prestato la “voce”.

Tutto ciò ora è emozione  perché “Le emozioni sono esperienze umane che rendono la vita degna di essere vissuta,e una vita alla quale esse siano estranee,diviene gelida e desertica” (Borgna “L’ascolto gentile).

Poi si spengono le luci e il progetto Radici inizia a narrarsi con parole,immagini e suoni.

“…Questo progetto che dalle Radici prende il nome  è stato  un percorso  lungo e stimolante,ma soprattutto amichevole. Il  viaggio è iniziato proprio dalle radici. Perché esse fanno parte di noi;ne sono una componente essenziale.

Le radici ci legano agli affetti:sono gli affetti

ci legano ai luoghi:sono i luoghi

ci legano alle persone:sono le persone  

ci legano alla memoria:sono la memoria.

Ignorarle ma anche averle smarrite significa ritrovarsi a vagare su strade che non sono nostre.”

Un  lungo applauso smorza l’emozione,che però si prolunga con la consegna degli Attestati di partecipazione  pensati per premiare i “Ragazzi del Venerdì”  per l’assiduità,la serietà,la consapevolezza con cui essi  hanno affrontato l’impegno. Un impegno che l’Associazione Oltre l’Orizzonte si augura sia per tutti loro  un incentivo a proseguire su questa strada.

Un bilancio davvero positivo che di sicuro resterà nella memoria di chi ha partecipato ma anche di chi ha contribuito a costruirlo durante questi lunghi mesi. Che,si spera,per ognuno,  possa diventare Radice del grande Albero che è la vita.

Collateralmente al convegno nei giorni 24 e 26 gennaio si è svolto il percorso esperienziale condotto dal regista Alessandro Pecini. Quattro i turni a cui hanno partecipato dieci spettatori per volta.  Il percorso è stato costruito con l’utilizzo degli scritti dei partecipanti al progetto Radici. Sono stati scelti temi come l’amicizia,la fragilità,la percezione del proprio corpo,la spiritualità. Una esperienza particolare non solo per l’attore che vive nel proprio corpo il tema scelto,ma soprattutto per lo spettatore che,bendato,è guidato nel percorso con contatti e stimolazioni sonore,olfattive e tattili. E qui la sensazione più grande è forse quella delle mani che accompagnano,stringono,sfiorano toccano,accarezzano,spingono,  in ultimo,che si intrecciano come se chi guida volesse traghettare fiotti di profonde,contrastanti emozioni su chi è guidato. Per tutto l’andare,  le “tenebre” si colorano di amicizia. “Mantenersi,il mio verbo preferito,tenersi per mano. Ti può bastare per la vita intera,un attimo,un incontro. Rinunciarvi è folle,sempre e comunque”(Erri De Luca)

 

Silvana Agostini

Pistoia,Venerdì 25 gennaio 2019

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  1. cronaca del convegno Radici 25.1.2019 (102.4 KiB)
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